Il Monte Cimone è la cima più alta dell’Appennino settentrionale. I suoi versanti si dividono tra Fanano, Sestola, Riolunato, Montecreto e Fiumalbo, e dalla vetta, nelle giornate più limpide, lo sguardo abbraccia l’arco alpino, l’Adriatico e il Tirreno, fino all’Elba, alla Capraia e alla Corsica. Si dice che nessun altro punto d’Italia permetta di vedere una porzione così ampia del Paese.
In cima la montagna è anche un luogo di lavoro. Dal 1946 l’Aeronautica Militare vi gestisce una stazione meteorologica, e nell’ex rifugio Romualdi ha sede l’Osservatorio climatico «Ottavio Vittori» del CNR-ISAC. Dal 1996 i suoi strumenti misurano senza interruzioni gas serra, aerosol e radiazione solare: è una delle 31 stazioni globali del programma Global Atmosphere Watch dell’Organizzazione meteorologica mondiale, l’unica in Italia e nel bacino del Mediterraneo. Lontano dalle grandi fonti di inquinamento e con l’orizzonte libero, il Cimone è un punto di osservazione ideale sull’atmosfera dell’Europa meridionale.
Accanto alle antenne c’è la piccola cappella della Madonna delle Nevi, inaugurata nel 1908: ogni anno, il 5 agosto, vi si sale in processione per la messa.
Per arrivare in vetta si cammina. Il percorso più classico parte dal Lago della Ninfa e richiede circa quattro ore tra andata e ritorno; quando gli impianti sono in funzione, la seggiovia da Passo del Lupo porta a Pian Cavallaro, da cui manca circa un’ora e mezza di salita. In quota il tempo cambia in fretta: anche d’estate conviene portare una giacca antivento.